Dopo aver scritto Welcome in New Zealand, ho deciso di raccontarvi la mia esperienza reale con la Working Holiday Visa in Nuova Zelanda, senza filtri. Non è una guida perfetta, ma un insieme di situazioni vissute davvero: alcune difficili, altre incredibilmente belle. Ed è proprio questo equilibrio che rende tutto più autentico.
Una cosa che mi ha colpito fin da subito è che, nonostante il mio inglese non sia dei migliori, non mi sono mai sentito escluso. Quando siamo arrivati avevamo le idee molto chiare, ed è stato il primo errore. Pensavamo di avere tutto sotto controllo, ma la realtà è che appena arrivi qui tutto cambia: ritmi, priorità, abitudini. Devi solo imparare ad adattarti.
Abbiamo deciso di comprare un van e iniziare a vivere nei campeggi, spesso quelli che permettono soggiorni lunghi. Il nostro viaggio è sempre stato un mix tra lavoro e vacanza, anche se nella pratica è stato più lavoro. I campeggi erano molto diversi tra loro: alcuni con ottimi standard di pulizia, altri più essenziali, ma nel complesso, considerando i prezzi, ci siamo sempre trovati bene. Anche perché impari presto che il comfort qui passa in secondo piano rispetto all’esperienza.
Un altro aspetto da considerare è il clima, che è tutto fuorché stabile. In una sola giornata puoi passare da pioggia a sole forte, fino a vento intenso. È una cosa che all’inizio destabilizza, ma poi diventa parte del gioco e impari a conviverci senza pensarci troppo.
Durante il viaggio abbiamo anche scoperto piattaforme come TrustedHousesitters, che ci hanno permesso di vivere in case di persone locali in cambio della cura della casa o degli animali. Ed è proprio qui che ho capito una cosa che secondo me descrive perfettamente questo paese: la fiducia. La Nuova Zelanda è un posto dove le persone ti aprono casa, ti affidano i loro spazi senza conoscerti davvero. Non è qualcosa di scontato, ed è una delle sensazioni più forti che mi porto dietro da questa esperienza.
Per quanto riguarda il lavoro, è giusto essere chiari: la Nuova Zelanda si basa molto sull’agricoltura, ed è lì che si trovano la maggior parte delle opportunità per chi viaggia con la Working Holiday Visa. Sono lavori generalmente pagati il giusto, spesso con possibilità di straordinari, ma bisogna prestare attenzione a non finire in situazioni poco sicure. Alcune piccole aziende private possono pagare in nero e non offrire alcuna tutela o assicurazione, quindi è importante informarsi bene prima di accettare.
C’è però un altro aspetto che molti non raccontano abbastanza: la Nuova Zelanda è una meta molto popolare per chi viaggia con la Working Holiday Visa, e questo significa che spesso ci sono tantissimi ragazzi alla ricerca di lavoro nello stesso momento. In certi periodi può sembrare quasi “satura”, e trovare lavoro può diventare più difficile del previsto.
Questo può essere frustrante, a volte anche pesante mentalmente. Ma è proprio qui che entra in gioco la pazienza. Non bisogna avere paura di spostarsi, cambiare zona o aspettare il momento giusto. Spesso le opportunità arrivano, ma hanno bisogno di tempo.
È anche importante essere consapevoli di una cosa: per quanto la Nuova Zelanda sia un paese aperto, chi arriva con la Working Holiday Visa viene spesso scelto prima per lavori più fisici, come la raccolta. È normale.
Le opportunità più specifiche — come lavorare in cucina, in un laboratorio o in ruoli tecnici — sono più facili da ottenere se si parte già con esperienza e si cerca in modo mirato.
La mia prima esperienza è stata a Pukenui, nel nord, con la raccolta dei mirtilli. Un posto bellissimo, immerso nella natura più totale, ma con pochissimi comfort. È una di quelle esperienze che ti mette davanti al silenzio e ti costringe, in modo positivo, a stare bene con te stesso anche quando non hai distrazioni.
Successivamente ci siamo spostati nell’Isola del Sud, a Nelson, dove abbiamo combinato house sitting e lavoro con le fragole per circa sei settimane. Qui l’esperienza è stata più equilibrata: avevamo una casa, una routine più stabile e allo stesso tempo la possibilità di continuare a lavorare e muoverci.
L’ultima esperienza è stata in una winery a Gisborne, tornando quindi nell’Isola del Nord. È stato il lavoro più difficile da ottenere: abbiamo inviato più di 50 CV. La richiesta è altissima perché è un lavoro ben pagato e molto interessante. Anche senza esperienza, ti permette di vedere da vicino come nasce il vino e di imparare tantissimo. Ma soprattutto è un ambiente dove incontri tante persone con la tua stessa mentalità, ed è questo che rende tutto ancora più bello.
Lavori stagionali più comuni in Nuova Zelanda (8–12 settimane)
Se stai pensando di partire con la Working Holiday Visa, questi sono i lavori più facili da trovare:
- Raccolta frutta (mele, kiwi, uva, mirtilli, fragole)
- Lavori nei vigneti (raccolta, potatura, manutenzione)
- Piantagione e manutenzione agricola
- Potatura alberi
- Lavori in serre
- Packing (magazzino e confezionamento)
Sono lavori perfetti per chi vuole viaggiare e spostarsi spesso, con contratti che solitamente vanno dalle 8 alle 12 settimane. Non sempre sono facili fisicamente, ma ti permettono di entrare davvero nel ritmo del paese e, allo stesso tempo, mantenerti durante il viaggio.
In conclusione, la Working Holiday Visa in Nuova Zelanda non è solo un modo per viaggiare, ma un’esperienza che ti mette alla prova. Ti insegna ad adattarti, ad avere pazienza e a fidarti del percorso, anche quando le cose non vanno come previsto. Perché alla fine, spesso, basta solo resistere un po’ di più per trovare il proprio equilibrio.
In conclusione, la Working Holiday Visa in Nuova Zelanda non è solo un modo per viaggiare, ma un’esperienza che ti mette alla prova. Ti insegna ad adattarti, ad avere pazienza e a fidarti del percorso, anche quando le cose non vanno come previsto. Perché alla fine, spesso, basta solo resistere un po’ di più per trovare il proprio equilibrio.
Nel prossimo articolo entreremo ancora più nel concreto, parlando di un aspetto fondamentale per chi vuole partire: i costi della vita in Nuova Zelanda, i guadagni reali e come gestire al meglio i soldi durante l’esperienza con la Working Holiday Visa. Un tema che spesso viene sottovalutato, ma che può fare davvero la differenza durante il viaggio.
Scrivimi la tua opinione